Il letargo del geco: dove vanno e cosa fare in inverno

A novembre, il geco che popolava il muro del terrazzo scompare. Nessuna traccia per settimane. Poi, a marzo, ricompare esattamente nello stesso angolo, come se niente fosse.

Geco chiaro su una mano

Non è morto. Non si è spostato. È in letargo - o più precisamente, in quello che in erpetologia si chiama brumazione: lo stato di torpore metabolico attraverso cui i rettili affrontano il freddo invernale. Un meccanismo diverso dal letargo dei mammiferi, ma con lo stesso risultato pratico: il geco smette di mangiare, rallenta tutto e aspetta la primavera.

Quando e perché i gechi vanno in letargo

I gechi non vanno in letargo per scelta: rispondono a segnali ambientali precisi che la loro fisiologia ha imparato a leggere nel corso di milioni di anni di evoluzione. I due trigger principali sono la riduzione delle ore di luce (fotoperiodo) e l'abbassamento delle temperature.

La componente ormonale è centrale. Uno studio pubblicato su Brain Research e disponibile su PubMed ha dimostrato nel geco Christinus marmoratus che la ghiandola pineale risponde in modo sincronizzato a cicli combinati di luce e temperatura, producendo melatonina in quantità crescente man mano che le giornate si accorciano. È la melatonina il segnale ormonale che comunica al cervello del geco che è arrivato il momento di rallentare.

Un secondo studio su Physiology & Behavior ha documentato che il geco tokay (Gekko gecko) mostra un vero e proprio ritmo circadiano nella selezione della temperatura ambientale: in condizioni di ciclo luce/buio naturale, il geco seleziona temperature più alte durante la fase di luce. Quando il ciclo si accorcia in autunno, questo comportamento si modifica di conseguenza.

In pratica: un geco non "decide" di andare in letargo. Il suo organismo lo fa automaticamente, in risposta a stimoli ambientali che in natura indicano l'arrivo dell'inverno. Anche i gechi tenuti in terrario, se esposti a variazioni naturali di luce e temperatura, possono manifestare comportamenti di pre-letargo.

La brumazione nel geco comune e leopardino

Il letargo si manifesta in modo diverso a seconda della specie.

Il geco comune (Tarentola mauritanica), specie autoctona italiana, entra in una brumazione vera: riduce drasticamente l'attività a partire da ottobre-novembre, smette di mangiare e rimane in torpore fino a febbraio-marzo. La durata varia in base alla posizione geografica - nelle regioni più meridionali e nelle isole il letargo è più breve o quasi assente, grazie alle temperature invernali più miti.

Il geco leopardino (Eublepharis macularius), originario delle zone aride di Pakistan e Afghanistan, affronta inverni relativamente freddi anche in natura. In cattività il letargo non è obbligatorio, ma molti veterinari ed esperti lo considerano benefico. Come riportato da ReptiFiles, il protocollo raccomandato prevede due settimane senza cibo prima del raffreddamento, per svuotare completamente l'apparato digerente, seguito da un abbassamento graduale delle temperature fino a 16-18°C notturni e una durata di 4-8 settimane. Il peso va monitorato settimanalmente: una perdita superiore al 10% del peso corporeo iniziale è il segnale che il letargo va interrotto e l'animale va visitato.

Il geco crestato (Correlophus ciliatus), originario della Nuova Caledonia, non entra in letargo vero. Attraversa una stagione fresca naturale - temperature intorno ai 18-20°C - con riduzione dell'attività e dell'appetito, ma senza torpore profondo. Come documentato da ReptiFiles nella scheda dedicata, la Nuova Caledonia ha una stagione secca e fresca da aprile a novembre con temperature tra 17 e 27°C, e replicare questa variazione in cattività è benefico per i cicli riproduttivi e la longevità dell'animale. La temperatura minima non dovrebbe scendere sotto i 15°C.

Il letargo artificiale è sconsigliato per esemplari di età inferiore a 12 mesi, per animali sottopeso o con patologie in corso.

Dove si nascondono i gechi in inverno

Il geco comune in letargo non migra: rimane nel suo territorio e si rifugia nelle cavità termicamente più isolate disponibili. I nascondigli preferiti sono crepe nei muri, spazi sotto le tegole, fessure nelle rocce, interstizi nel legno e anfratti di edifici antichi.

Come documentato nei dati ecologici sulla specie disponibili su ScienceDirect, la Tarentola mauritanica è un animale tigmoterme: si scalda per contatto con substrati solidi, sfruttando la massa termica delle superfici su cui vive. D'inverno sfrutta la stessa proprietà al contrario - cerca superfici e cavità che trattengono il calore residuo il più a lungo possibile.

Non è raro trovare più gechi raggruppati nello stesso rifugio invernale: la vicinanza di più corpi riduce la dispersione di calore residuo, aumentando le probabilità di sopravvivenza alle notti più fredde. Se si trovano uno o più gechi in letargo in un ambiente domestico - una taverna, un ripostiglio, uno scantinato - la regola fondamentale è non spostarli in un ambiente riscaldato. Il risveglio brusco dal torpore metabolico è uno stress fisiologico significativo che può risultare fatale, soprattutto a metà inverno quando le riserve energetiche sono già ridotte. Se è necessario spostarli perché si trovano in una posizione di rischio (ad esempio vicino a impianti o in un luogo che verrà manomesso), la procedura corretta è raccoglierli delicatamente con le mani o con l'aiuto di un contenitore morbido - senza stringere - e riposizionarli all'esterno, in un rifugio riparato nelle vicinanze: sotto una tegola sollevata, in una fessura di un muro esposto a sud, sotto un cumulo di legna o di pietre. Il nuovo rifugio deve essere al riparo dal vento e dalla pioggia diretta, e non troppo distante dal luogo originale. L'operazione è meno rischiosa nelle giornate più miti (temperature sopra i 10°C) o verso fine inverno, quando il metabolismo dell'animale inizia naturalmente a riattivarsi. Se possibile, è sempre meglio aspettare la primavera.

Il geco leopardino in cattività, durante il letargo, si rifugia nel nascondiglio più caldo del terrario e rimane lì per giorni. Non è necessario modificare il setup - la temperatura si abbassa gradualmente come da protocollo, e il geco troverà autonomamente la posizione più adatta.

Geco morto o in letargo: come riconoscerlo

La domanda più frequente in inverno - tra chi trova un geco selvatico immobile e tra i proprietari di gechi in terrario - è: sta dormendo o è morto?

La differenza fondamentale sta nella risposta agli stimoli. Un geco in letargo è rallentato ma non inerte: se toccato delicatamente, reagisce - anche solo con un lieve spostamento, un cambiamento di postura o l'apertura degli occhi. Un geco morto non risponde in alcun modo.

Segnali di letargo normale:

  • Riduzione progressiva dell'attività nelle settimane precedenti
  • Risposta lenta ma presente agli stimoli tattili
  • Colorazione normale della pelle
  • Assenza di secrezioni oculari o nasali
  • Peso stabile o in lieve calo (entro il 10%)

Segnali di allarme che richiedono visita veterinaria:

  • Nessuna risposta agli stimoli tattili
  • Perdita di peso superiore al 10%
  • Secrezioni oculari, nasali o cloacali
  • Colorazione anomala o discromie cutanee
  • Tremore muscolare o postura contorta

Come approfondito nell'articolo dedicato a questo tema, un geco morto in cattività può rimanere fisicamente aggrappato alla superficie del terrario per ore grazie alle forze di Van der Waals dei suoi cuscinetti adesivi - un elemento che può generare ulteriore confusione. Il criterio della risposta agli stimoli rimane il più affidabile.

Se si trova un geco selvatico immobile in inverno, la risposta corretta è non toccarlo e lasciarlo dov'è. Spostarlo o portarlo in un ambiente caldo può essere letale: il risveglio brusco dal torpore metabolico è uno stress fisiologico significativo.

Domande frequenti

Che fine fanno i gechi in inverno?

I gechi comuni (Tarentola mauritanica) si nascondono in crepe nei muri, spazi sotto le tegole e fessure nelle rocce, dove rimangono in torpore metabolico per tutta la stagione fredda - spesso in gruppo. Smettono di mangiare, rallentano il metabolismo e riprendono l'attività in primavera, quando le temperature notturne si stabilizzano sopra i 15°C. I gechi leopardini in cattività possono attraversare un periodo simile se esposti a un graduale abbassamento delle temperature; i gechi crestati attraversano una stagione fresca senza torpore profondo.

Cosa mangiano i gechi in inverno?

Durante il letargo i gechi non mangiano. Il metabolismo è così rallentato che l'apparato digerente si ferma: offrire cibo a un geco in torpore è inutile e potenzialmente pericoloso, perché il cibo non digerito può fermentare causando complicazioni intestinali. Il geco leopardino va privato del cibo nelle due settimane precedenti l'inizio del raffreddamento, proprio per svuotare completamente il tratto digestivo. Le riserve energetiche necessarie per sopravvivere all'inverno sono accumulate nella coda durante i mesi di alimentazione attiva.


Hai un geco e non sei sicuro di come gestire l'inverno nel terrario? Un veterinario esperto in rettili ed esotici può valutare lo stato di salute del tuo animale prima della stagione fredda e guidarti nella gestione corretta.


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